La fotografia compiva i primi passi e già iniziava la ricognizione del mondo. Le visioni di terre lontane e di altre civiltà, ma anche le piccole cose accanto alla nostra porta, quelle che andavano scomparendo nell'indifferenza dello sguardo, potevano ormai essere raccolte in immagini facili da realizzare e che rendevano tutti edotti sulle vicende di un iceberg o di una giraffa, di un tempio indiano o degli effetti di un terremoto.
Jules Verne non si accontentava più di immaginare viaggi straordinari e, chiuso nell'anagramma del nome di un ospite del proiettile del "Viaggio dalla Terra alla Luna", rendeva omaggio a Nadar, un artista che da tempo, con lo strumento fotografico, gli stava catalogando il mondo ed i suoi abitanti.
Questa lenta e continua ricognizione è, forse, finita? No, e semmai lo fosse, dice Luigi Ghirri, è giunto il tempo di cominciare daccapo perchè, come ci ricorda Italo Calvino, avvertiamo sempre di più la necessità di chiamare le cose con il loro nome.
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